Programma
L'Ente gestore della scuola equiparata dell'infanzia
di Povo, in quanto responsabile di tale istituzione, oltre a
garantire il costante adeguamento delle condizioni materiali
necessarie al corretto funzionamento della scuola, intende -
attraverso questo Progetto Pedagogico - delineare le
caratteristiche della proposta educativa, in modo da poter
offrire ai genitori dei bambini iscritti e alla comunità di cui
la scuola fa parte un quadro di riferimanto esplicito per quanto
concerne le finalità che intende perseguire.
Per l'elaborazione del presente documento l'Ente gestore ha
operato una serie di riflessioni sulla storia, sulle
caratteristiche e sulla natura dell'istituzione che rappresenta e
in merito alle caratteristiche socio-ambientali della realtà
comunitaria nella quale la scuola è inserita, con una
prioritaria attenzione ai bisogni educativi espressi dalle
famiglie. Tutto questo con un costante e preciso rispetto delle
linee pedagogiche definite nei testi programmatici di riferimento
per la scuola dell'infanzia - in particolare gli Orientamenti
provinciali emanati nel 1995 - e adattando il modello educativo
elaborato e sostenuto dalla Federazione provinciale Scuole
materne.
Da un punto di vista socio-ambientale sono stati rilevati i
cambiamenti degli ultimi decenni, che hanno progressivamente
ampliato, attorno all'originario nucleo ristretto del sobborgo
cittadino di Povo, gli insediamenti abitativi e portato all'interno
della comunità numerose nuove famiglie.
Per la scuola questo dato di fatto assume valenze interessanti.
Innanzitutto, per la possibilità di interagire con un'utenza
sempre più diversificata, perchè portatrice di esperienze,
storie e prospettive diverse. In secondo luogo, perchè questa
situazione sollecita la scuola dell'infanzia a rinforzare il suo
impegno ad essere luogo di incontro, di conoscenza, di confronto
e scambio costruttivo sia per i bambini che per i loro genitori e,
anche attraverso questo, opportunità di inserimento facilitato
nel tessuto comunitario per i nuovi nuclei familiari.
Come è avvenuto nella fase di prima stesura del Progetto
Pedagogico della scuola, anche in occasione della sua revisione -
che rendiamo qui nota - l'Ente gestore ha promosso un confronto e
uno scambio tra le varie componenti della scuola (Consiglio
Direttivo, Comitato di Gestione e Personale). In questa
circostanza inoltre è stato possibile raccogliere e utilizzare
molte indicazioni che sono scaturite dal lavoro educativo-didattico
degli ultimi anni, il quale - condotto alla luce delle
innovazioni pedagogiche più recenti - ha consentito di
reinterpretare con sempre maggiore attenzione e consapevolezza le
esigenze attuali della comunità di riferimento e delle sue
famiglie e di individuare progressivamente soluzioni, metodologie
e percorsi operativi a ciò corrispondenti.
Dagli Orientamenti al Progetto Pedagogico
Il modello curricolare proposto negli
Orientamenti trentini si sviluppa in tre ambiti (l'ambito della
comunicazione, l'ambito dell'azione e della conoscenza e l'ambito
dell'identità personale e relazionale), che corrispondono ad
altrettante polarità del processo di conoscenza attraverso le
quali il bambino entra in contatto con il mondo, vive ed
interpreta le proprie esperienze.
Il primo ambito, non nell'ordine dell'esposizione del testo
programmatico, ma di importanza, è quello dell'identità
personale e relazionale. Fa capo all'esigenza del bambino di
costruire e conoscere la propria identità, la propria natura
sociale e di dare senso alla realtà. Il secondo, l'ambito dell'azione
e della conoscenza, si può definire l'ambito dell'azione
costruttiva e riguarda la maturazione delle facoltà cognitive
del bambino, che gli consentono di impadronirsi di azioni sempre
più complesse per esplorare, per capire il mondo e per
intervenire sui suoi oggetti. L'ambito della comunicazione,
infine, chiama in causa i vari linguaggi espressivi (il
linguaggio verbale; i linguaggi grafico-pittorico, plastico,
iconico, multimediale; il linguaggio del corpo; il linguaggio
musicale) quali mezzi del bambino per comunicare ed entrare in
relazione con il mondo.
I tre ambiti sono tra loro interconnessi e consentono di
organizzare il lavoro educativo della scuola ponendo al centro le
esperienze significative del bambino come fonti di nuove
conoscenze da condividere con gli altri e alle quali attribuire
significati.
E' compito della nostra scuola promuovere un'educazione
integrale del bambino volta a sviluppare al meglio tutte le sue
potenzialità.
Per questo ci sembra prioritario, innanzitutto, predisporre
condizioni di accoglienza e di ascolto, valorizzando la
specificità di ciascun bambino all'interno di un ambiente capace
di perseguire il benessere del singolo e del gruppo nelle diverse
situazioni che la vita scolastica propone nel corso della
giornata.
Tali condizioni fanno riferimento alla responsabilità e all'attenzione
educativa che, seppure con compiti diversi, tutto il personale
della scuola assume nelle relazioni - individuali e di gruppo -
con i bambini; alla organizzazione di adeguati contesti di
relazione, di gioco, di apprendimento e di rilassamento; alla
cura dei momenti di routine.
Con riferimento alla prima dimensione, la scuola dell'infanzia
non può prescindere dall'attribuire una fondamentale importanza
alla relazione educativa adulto-bambino/i. Una relazione che
consenta di creare legami e riferimenti sicuri e che sostenga la
possibilità per il bambino di aprirsi allo scambio, al confronto
con gli altri e alla partecipazione e condivisione delle diverse
situazioni. Su questo sfondo l'esperienza scolastica si configura
come un contesto aperto, all'interno del quale ognuno può
portare la propria storia e manifestare il proprio peculiare e
soggettivo modo di essere, facendo, sentendosi parte degli eventi
e del divenire assieme ad altri.
Valorizzando la diversità, ogni bambino - indipendentemente
dalle specifiche provenienze socio-culturali e dalle
caratteristiche personali - sarà accolto con la propria
funzionalità, intelligenza e affettività e sostenuto nella
partecipazione alla vita della comunità scolastica secondo modi
e forme, anche differenziate, che consentano al singolo di
sentirsi a proprio agio dentro il gruppo.
Sarà inoltre privilegiata la dimensione ludica, in quanto
caratteristica dell'età infantile, quale opportunità per poter
sperimentare l'intera gamma degli apprendimenti sia all'interno
dei percorsi didattici che in situazioni più libere e spontanee.
Per questo un'attenzione particolare verrà riservata alla
predisposizione di spazi e contesti stimolanti, perchè evocativi
di esperienze compiute, di situazioni vissute e capaci di
suggerirne di nuove; perchè ricchi di strumenti e materiali che
consentano ai bambini di essere attivi e propositivi, stimolando
in loro l'interesse, la curiosità e il desiderio di rielaborare
con creatività le esperienze.
L'intera giornata scolastica, comprese quindi le attività di
routine, avrà valenza educativa per consentire al bambino di
progredire nell'acquisizione della sicurezza del saper fare in
autonomia.
In questo senso il sostegno degli adulti e dell'ambiente, insieme
alla collaborazione tra pari, accompagneranno in ciascun bambino
la costruzione della fiducia in sè, che nasce dal percepire il
valore del proprio saper fare e del proprio essere e apre
prospettive di relazioni più significative con gli altri,
ponendo le basi per una vera autonomia di giudizio e di pensiero.
Fra le molte possibili esperienze da promuovere, l'Ente gestore
intende evidenziarne alcune che assumono specifica importanza in
relazione al proprio orientamento istituzionale e valoriale.
Particolare attenzione verrà posta da tutto il personale della
scuola nell'adottare uno stile educativo e nel promuovere
situazioni volti ad avvicinare i bambini a valori quali la
tolleranza, l'accoglienza, la disponibilità e il rispetto verso
gli altri.
Coerentemente con la propria ispirazione cristiano-cattolica, la
nostra scuola intende sostenere ogni bambino anche nello sviluppo
della propria dimensione religiosa, consentendogli di
interrogarsi e di trovare le prime risposte di senso nei
confronti dei diversi aspetti della propria esperienza. A tal
fine verranno adottati linguaggi e strumenti adatti all'età dei
bambini e ci si accosterà in modo particolare alla natura e al
creato, fonti di stupore, meraviglia e gratitudine.
Inoltre, sarà sostenuta la conoscenza del contesto territoriale
di Povo, da attivare preferibilmente attraverso il gioco dell'esplorazione
di alcuni elementi che consentano di sollecitare nei bambini un
atteggiamento curioso e favoriscano il recupero di qualche
frammento legato alla memoria, da arricchire eventualmente anche
con alcune testimonianze da portare dentro la scuola. Si ritiene
che questa attenzione possa promuovere il desiderio di
appropriazione del territorio da parte dei bambini che, a loro
volta, potranno poi coinvolgere tramite i loro racconti, i
familiari.
Per tutto quanto evidenziato, la scuola si impegna a instaurare
relazioni significative con le famiglie per garantire -
attraverso modalità e occasioni di diversa natura - la
conoscenza, il dialogo e la collaborazione indispensabili alla
corresponsabilità educativa tra scuola e famiglia, nel rispetto
del fondamentale diritto-dovere dei genitori di educare e
istruire i figli.
Povo, giugno 2004

| COMUNICARE | RIUSCIRE A COMUNICARE AGLI ALTRI LE PROPRIE ESPERIENZE UTILIZZANDO LA PAROLA, IL GESTO, IL GIOCO, IL DISEGNO. |
| SOCIALIZZARE | SOCIALIZZARE PER ADATTARSI ALL'ALTRO E DARE IL PROPRIO CONTRIBUTO E RENDERE RICCA L'ESPERIENZA. |
| ESSERE AUTONOMI | ACQUISIRE FIDUCIA IN SE STESSI E NEGLI ALTRI, SAPER RIFLETTERE, ABITUARSI A DELLE SCELTE... |
| CONOSCERE | CONOSCERE OGNI ASPETTO DELLA REALTA' PER PADRONEGGIARLO. |
| ANTICIPO 7.30-8.00 Mamma e papà vanno a lavorare ed io vado a scuola un po' prima. |
ENTRATA 8.00-8.45 Arrivo a scuola, saluto mamma e papà e scelgo un gioco per iniziare la giornata. |
ATTIVITA' Durante la mattinata faccio varie attività con i miei amici e alle 10.00 mangio la frutta. |
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| PRANZO 11.45-12.45 Mangio insieme ai miei compagni e alle insegnanti. |
USCITA 13.00-13.15 Se ho degli impegni importanti vado a casa prima. |
SONNO Se sono piccolo e sono stanco mi faccio un pisolino. |
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| SEZIONE In sezione, in giardino o in sala motoria gioco, mi diverto e imparo. |
USCITA 14.45-15.00 Saluto la maestra e i compagni e vado a casa. |
POSTICIPO 15.00-17.30 Mi fermo ancora un po' a scuola, faccio merenda e gioco. |
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Il rispetto di queste norme è necessario per il buon funzionamento dell'organizzazione scolastica
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Per il primo periodo consigliamo un inserimento graduale. |
| Porta il tuo bambino a
scuola e dopo averlo salutato con decisione vai via. Stai tranquillo, se c'è qualcosa la maestra ti avviserà. |
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Per i primi giorni un oggetto di casa può fare compagnia e facilitare il distacco. |
| Quando vieni a riprendere il tuo bambino chiedi pure, noi siamo qui per raccontarti come è andata. | ![]() |
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Grembiule con fettucce |
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Bavaglino e asciugamano piccolo in un sacchetto di tela con nome o contrassegno |
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Pantofole o sandali e calzini antiscivolo |
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Sacchetto con cambio |
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Spazzolino da denti e bicchiere di plastica (per chi non va a dormire) |
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Fazzoletti di carta da consegnare all'insegnante |
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Per la nanna: una coperta e un lenzuolo |
Si consiglia di vestire i bambini in modo comodo senza bretelle o cinture |
L'orario proposto per la prima settimana è dalle 7,30 alle 13,00.
orario normale: dalle 8.00 alle 15.00
ANTICIPO 7.30-8.00 (per gli iscritti)
ENTRATA 8.00-8.45
1°USCITA 13.00-13.15 (facoltativa)
USCITA 14.45-15.00
POSTICIPO 15.00-17.30 (per gli iscritti)
Si raccomanda la puntualità.
Calendario scolastico 2008-2009
I periodi di sospensione dell'attività didattica sono i seguenti:
lunedì 8 dicembre 2008
per il periodo di Natale e Capodanno:
da lunedì 22 dicembre 2008 a martedì 6 gennaio 2009
(l'attività didattica riprende mercoledì 7 gennaio)
per il periodo di Pasqua:
da giovedì 9 aprile 2009 a mercoledì 15 aprile 2009
venerdì 1 maggio 2009
martedì 2 giugno 2009 (non è prevista la chiusura per il lunedì 1 giugno)
venerdì 26 giugno 2009 (festa del patrono S.Vigilio).
Calendario (indicativo)
dei colloqui individuali
Le date verranno comunicate con preavviso scritto
BAMBINI DI 5/6 ANNI (GRANDI) GENNAIO MAGGIO
BAMBINI DI 4/5 ANNI (MEDI) NOVEMBRE-APRILE
BAMBINI DI 3/4 ANNI (PICCOLI) SETTEMBRE-FEBBRAIO
In caso di necessità, le insegnanti sono a disposizione per ulteriori colloqui.
Calendario scolastico 2007-2008
L'anno scolastico inizia il 3 settembre
2006 e termina il 30 giugno 2008.
I periodi di sospensione dell'attività didattica sono i seguenti:
giovedì 1 novembre 2007 (Ognissanti) e
venerdì 2 novembre 2007
per il periodo di Natale e Capodanno:
da venerdì 21 dicembre 2007 a sabato 5 gennaio 2008
per il periodo di Pasqua:
da giovedì 20 marzo 2008 a mercoledì 26 marzo 2008
(compreso)
venerdì 25 aprile 2008
giovedì 1 maggio 2008
lunedì 2 giugno 2008
giovedì 26 giugno 2008 (festa del patrono S.Vigilio).
Calendario scolastico 2006-2007
L'anno scolastico inizia il 4 settembre 2006 e termina il 30 giugno 2007.
i bambini piccoli iniziano martedì
5 settembre 2006.
I periodi di sospensione dell'attività
didattica sono i seguenti:
mercoledì 1 novembre 2006 (Ognissanti)
venerdì 8 dicembre 2006 (Immacolata Concezione)
da venerdì 22 dicembre 2006 a sabato 6 gennaio 2007 per il periodo di
Natale
da giovedì 5 aprile 2007 a martedì 10 aprile 2007 (compreso) per
il periodo di Pasqua
mercoledì 25 aprile 2007
lunedì 30 aprile e martedì 1 maggio 2007
martedì 26 giugno 2007 per il patrono S.Vigilio.
Calendario scolastico
2005/2006
I periodi di sospensione dellattività didattica per le scuole dellinfanzia sono i seguenti:
LUNEDI 31 OTTOBRE 2005
MARTEDI 1° NOVEMBRE 2005
GIOVEDI 8 DICEMBRE 2005
Da GIOVEDI 22 DICEMBRE
2005 A VENERDI 6 GENNAIO 2006 (COMPRESO)
Da GIOVEDI 13 APRILE
2006 A LUNEDI 17 APRILE 2006 (COMPRESO)
LUNEDI 24 APRILE 2006
MARTEDI 25 APRILE 2006
LUNEDI 1° MAGGIO 2006
VENERDI 2 GIUGNO 2006
LUNEDI 26 GIUGNO 2006
Disagio svantaggio handicap e integrazione scolastica
Il tema della diversità è centrale in un corretto approccio scolastico, tanto più nella fascia di età tipica della scuola dellinfanzia, i tre sei anni, periodo durante il quale il bambino è molto reattivo a un intervento educativo finalizzato.
In proposito ci piace richiamare, innanzitutto, un passaggio del progetto pedagogico specifico della nostra scuola, dal quale risulta dovuta attenzione alla specificità di ciascun bambino. Il passo che riportiamo in cornice, tratto dal progetto pedagogico della nostra scuola, ci consente di leggere anche le situazioni di handicap o svantaggio dentro un quadro in cui le differenze sono proprie di ogni individuo. Ciò non toglie che tali differenze debbano essere conosciute e approfondite per poter progettare interventi educativi efficaci e capaci di accompagnare in termini evolutivi il cammino di ogni bambino e, soprattutto, di chi è maggiormente in difficoltà.
| " lesperienza scolastica si configura come un contesto aperto, allinterno del quale ognuno può portare la propria storia, e manifestando il proprio peculiare e soggettivo modo di essere, facendo, sentendosi parte degli eventi e del divenire assieme agli altri. Valorizzando la diversità, ogni bambino -indipendentemente dalle specifiche provenienze socio culturali e dalle caratteristiche personali - sarà accolto con la propria funzionalità, intelligenza e affettività e sostenuto nella partecipazione alla vita della comunità scolastica secondo modi e forme, anche differenziate, che consentono al singolo di sentirsi a proprio agio dentro il gruppo. " |
Questa attenzione ha un chiaro riferimento anche alle indicazioni degli orientamenti trentini, emanati nel 1995 dalla Provincia Autonoma di Trento, laddove si legge che
| " la scuola dellinfanzia è chiamata a valorizzare la personalità infantile promuovendo, in un clima di positiva socialità, il processo di sviluppo dellidentità personale dellautonomia e di acquisizioni di competenze" . e che " la considerazione attenta per le problematiche relative allintegrazione dei bambini con handicap e svantaggio .si manifesta sia nella prospettiva di lavorare con il bambino piuttosto che sul bambino sia nellaccogliere la diversità e la difficoltà come dimensione esistenziali e occasione di maturazione per tutti, non come elemento di emarginazione". |
Lintegrazione scolastica è normata anche da una precisa legge di riferimento, la legge 104 del 1992.
Questa legge riordina e amplia norme precedenti che riguardano lassistenza, lintegrazione sociale e i diritti delle persone con handicap, garantendo innanzi tutto il diritto delle persone con handicap e delle loro famiglie di:
Gli articoli della legge che riguardano la scuola sono in particolare quelli dal 12 al 16. Fra questi larticolo 15 ha una forte rilevanza, perché fa riferimento allistituzione del gruppo di lavoro interistituzionale, vale a dire che sancisce lobbligo di una stretta collaborazione fra i servizi sanitari, scolastici, culturali e la famiglia per contribuire in modo efficace al processo di integrazione delle persone disabili.
Poste tali premesse, offriamo a chi desidera approfondire un estratto dal testo "Proposte e indicazioni programmatiche" (1999), edito dalla Federazione Provinciale scuole materne di Trento. Tale lettura consente di cogliere i valori e le teorie di riferimento nellapproccio allintegrazione scolastica e delinea le strategie operative utilizzate nel concreto lavoro educativo.
La scuola dellinfanzia è chiamata ad offrire adeguate opportunità educative, allo scopo di sviluppare le potenzialità e attitudini individuali e di facilitare lintegrazione di soggetti in situazione di handicap e/o di svantaggio sociale, economico, cultuale ed ambientale limitanti la piena realizzazione della persona, valorizzando criticamente anche le risorse e la cultura ambientali.
Realizzare integrazione infatti significa prevedere coesistenza e coevoluzione allinterno di un processo dinamico che veda i soggetti come parti di un sistema dove uguaglianza e differenza si definiscono reciprocamente e sono inscindibilmente legate.
Nellaffrontare la condizione del bambino con deficit fisico e mentale la scuola dellinfanzia ne riconosce la dignità di persona e il diritto, in quanto bambino e in quanto bambino tra bambini portatori di differenze, al massimo sviluppo e integrazione possibile.
I bambini in situazione di handicap possono vivere delle difficoltà derivanti non solo dal deficit di cui sono portatori (assenza, malformazione, insufficienza o anomalia, che può essere congenita o acquisita, di un organo, di una struttura anatomica o di una funzione mentale o psicologica) ma anche dallincontro con lambiente fisico e sociale in cui si trovano. E pertanto molto importante conoscere e riconoscere differenze, svantaggi, deficit per ridurre lhandicap derivante dallincontro tra quel bambino, che ha un deficit, con lorganizzazione del contesto scolastico, che comprende le richieste degli altri bambini, i bisogni e le aspirazioni di quel bambino, nonchè le istanze della scuola e della comunità in cui questa si colloca. Si tratta di ricercare le condizioni per lintegrazione dei bambini in situazione di handicap a partire dallambiente educativo progettato e strutturato in modo tale da permettere al soggetto di essere attivo in esso e da favorire la ridefinizione delle sue incapacità e dellautopercezione di sè.
I riferimenti a un quadro nosografico medico possono avere poca utilità fuori del campo clinico. per linsegnante è piuttosto utile disporre di un quadro concettuale che faccia riferimento agli ambiti funzionali e alle dimensioni di sviluppo di ciascun bambino. La valutazione pedagogica dellhandicap non va impostata in base alla sola diagnosi della minorazione, sia nelle sue cause che nei suoi effetti, ma inscrive il deficit nel suo più complesso quadro delle componenti della personalità. Pertanto, facendo leva sul potenziale educativo del bambino, va sottolineata lesistenza delle sue possibilità in quanto soggetto attivo dellazione di riabilitazione e di educazione. Il riferimento alle sue capacità residue fa sì che i suoi limiti vengano considerati piuttosto come delle disfunzioni, delle difficoltà a rispondere alle esigenze del proprio ambiente di vita, per cui lattenzione si rivolge alle capacità residue, che vanno potenziate e sviluppate anche attraverso una diversa strutturazione dellambiente e degli stimoli.
La consapevolezza che la persona, per un suo dinamismo interiore, se opportunamente educata, cerca canali alternativi e sviluppa una vicarianza per assolvere a funzioni carenti, farà porre attenzione a tutte le potenzialità del bambino. Poichè è a tutte le funzioni che si deve mirare, si comprende bene come non si debba "mettere in cura" il soggetto, ossia concentrare lazione di recupero solo sulla specifica difficoltà. Importante è occuparsi del soggetto con apertura verso la totalità della persona, proprio perchè le varie componenti possono, seppure in misura diversa, compensare e anche contribuire a ridestare lattività della funzione in difficoltà. La messa in movimento dellattività interiore del soggetto, è il nucleo centrale di ogni obiettivo dintervento, obiettivo che non può consistere nel "normalizzare" il soggetto, bensì nellaiutarlo a procedere verso il maggior sviluppo possibile delle potenzialità proprie.
Questo obiettivo generale richiede una progettazione educativa che coinvolge lintero gruppo degli insegnanti in un attento lavoro di osservazione e di valutazione dinamica del bambino come soggetto e come parte di un sistema di mediazioni e relazioni, utilizzando strumenti adeguati al tipo di osservazioni condotte, utili sia allanalisi sia alla documentazione.
Da un lato, gli insegnanti sono chiamati a compiere una valutazione dinamica che, a partire da una attenta osservazione e analisi delle aree di "sviluppo attuale", inscriva il deficit nel più complesso quadro delle caratteristiche di quel bambino e ne delinei il "livello potenziale", ossia gli obiettivi specifici che il bambino può raggiungere fornendogli il debito aiuto. In questa analisi gli insegnanti porranno particolare attenzione nel rilevare le connessioni tra funzioni attive e funzioni compromesse e le connessioni allinterno di queste ultime. Può infatti avvenire che un obiettivo specifico debba essere adattato per tenere conto di implicanze meno apparenti ma profondamente incidenti. Si può verificare che un deficit fisico abbia condizionato un normale sviluppo delle capacità intellettive o, sul versante affettivo, abbia colpito il senso di autostima e di sicurezza.
Dallaltro lato, gli insegnanti sono chiamati ad analizzare il contesto scolastico - ossia spazi, tempi, materiali, regole, strumenti, rappresentazioni, atteggiamenti e comportamenti, risorse a disposizione allo scopo di prevederne unorganizzazione che possa facilitare lallargamento dello spazio di libero movimento socio-emotivo e cognitivo del bambino in situazione di handicap e di tutti i bambini.
La conoscenza precisa del deficit e lattenta osservazione di tutto ciò che il bambino può fare permettono agli insegnanti di procedere alla stesura di un piano educativo individualizzato, che terrà conto della specificità del singolo bambino handicappato e delle più opportune metodologie di approccio per individuare, volta a volta, quale attività possa venire proposta per il raggiungimento di obiettivi graduati, differenziati e specifici.
Il piano educativo individualizzato si configura, quindi, sia come luogo di mediazione e di progettazione-riprogettazione da parte del team docente, sia come spazio per pensare e per concertare la collaborazione della scuola con i genitori e con tutti gli operatori interessati al pieno sviluppo delle potenzialità del bambino.
Nella progettazione del contesto scolastico, accanto allarticolazione dello spazio, che può facilitare il gioco, il movimento, la comunicazione tra bambini, il relax, lapprendimento, particolare attenzione va rivolta allarticolazione della giornata scolastica, che trasloca, nelle routines e nelle attività che la scandiscono, un insieme di segni e significati affettivo-emotivi e cognitivi. Nella trama degli eventi quotidiani routines attese e previste possono costituire una cornice rassicurante, che dà senso alle abitudini e alle regole e sollecita allesplorazione e alla scoperta. Possono rappresentare rituali molto importanti sul piano affettivo-emotivo per tutti i bambini e, tra gli altri, anche per i bambini in situazione di handicap: lessere "cambiati" o aiutati in bagno da qualcuno che sostiene lazione con la descrizione verbale di "che cosa facciamo adesso...", che sorride, che gioca, massaggia, "coccola" ha un significato e un valore speciale, può permettere di scoprire i ragionamenti e le operazioni che stanno dietro ai gesti più scontati.
Nella programmazione degli interventi didattici, lapproccio più positivo per il bambino in situazione di handicap è quello che delinea gli obiettivi entro uno spazio di possibilità per il bambino. La crescita, come sappiamo, non è un percorso lineare. è un insieme complesso che prevede tempi diversi di crescita per le diverse aree di sviluppo psico-biologico e che prevede crisi e riassestamenti successivi, dove la spinta/la voglia di andare oltre, seppure sollecitata dallesterno, dipende dalla soddisfazione e dalla sicurezza sperimentata dal bambino nella situazione presente. Le prestazioni richieste devono perciò collocarsi in quello spazio intermedio fra quanto il bambino è in grado di fare al presente e quanto è in grado di fare se debitamente sostenuto.
Obiettivi specifici da tenere in massimo conto saranno soprattutto quelli che favoriscono un corretto rapporto interpersonale con i genitori, rapporto che, se carente, è tanto spesso motivo di disagio, peso e timore, anche inconfessato, da parte dei genitori.
Nel richiedere la collaborazione con la famiglia il gruppo insegnante deve sapere che talora questa gioca un ruolo, espresso nelliperprotezione, più incisivo che nelle condizioni normali, talora assume, invece, un atteggiamento di delega e di abbandono. In entrambi i casi gli insegnanti cercheranno di creare un rapporto non-giudicante, di accoglienza positiva e supportiva dei genitori, e chiederanno un aiuto collaborativo equilibrato e il più possibile sereno. Qualora si tratti di bambini che, pur essendo globalmente normali, presentano difficoltà di apprendimento e/o di socializzazione dovute a particolari situazioni socioculturali, lazione educativa sarà diretta a superare gli ostacoli specifici secondo le modalità più idonee.
Per concludere riportiamo una storia interessante (Benvenuti in Olanda), unessenziale bibliografia per adulti e bambini, nonché lindicazione di alcuni siti internet e qualche film.
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